dal libro "Lettere ai laici"

La nostra poca semplicità a volte rende complicato ciò che il cuore spontaneamente coglie dalla realtà dell’anima. Noi spesso neghiamo a noi stessi la coscienza critica del nostro cuore che vorrebbe slanciarsi libero nell’infinito bene, mentre la nostra mente lo intrappola e le rigidità del carattere lo ingarbugliano. L’amore vorrebbe avere piena vita in noi e sanare ogni ferita e soddisfare ogni bisogno, ma noi gli blocchiamo ogni strada. Non siamo fatti per vivere incatenati nelle trappole di pensieri avversi o nei tunnel di lamentele senza fine, ma per combattere con l’arma intelligente della buona volontà. Allora capiremmo anche che è bene per noi oltrepassare gli angusti confini dell’amor proprio, non per riparare nell’immaginario, ma per intraprendere la scoperta di quello che l’anima vuole mostrarci. Apriti al linguaggio dell’anima, esercitalo e vedrai che supera e stravolge gli altri linguaggi che il mondo propone. I messaggi dell’anima sono di luce e di gioia, infiorano il tuo sentiero e, quando il tuo corpo cede alla stanchezza, lo cullano e lo fanno riposare sulle note consolanti dell’eterna promessa d’amore dell’Autore della vita. Scoprirai nell’anima tua quanto di più familiare ti appartiene.

Quelle anime miti che, con pazienza e fedeltà, accettano la volontà divina nei loro giorni e ne traggono motivi di gioia e di frutto per sé e per gli altri sono portatrici di vita per le strade del mondo. Eppure esse vivono nei sotterranei labirinti della storia umana e a noi sfuggono del tutto.
La nostra vita, in qualsiasi condizione sia vissuta, ha in sé questo grande potere di innesto nell’energia vitale del mondo. Nell’intreccio delle fila della storia dell’umanità i giorni di queste anime hanno un peso grande. Sono uomini e donne che hanno compreso che ciò che conta è restare in sintonia con Dio. Essi conoscono e sperimentano la verità di Dio vivo in loro. Anche se il suo pieno godimento resta rimandato a un tempo futuro, essi sanno di esserne parte vitale, sanno di respirare dentro il suo respiro di Padre divino e di attingere in Lui alla sorgente della Vita, la stessa da cui sono nati, la stessa per cui vivranno in eterno. Essi non considerano importante se la loro vita nel suo breve tratto terreno passa attraverso il riso o il pianto, i successi o gli insuccessi, le mortificazioni, la ricchezza o la povertà. Essi sanno che vale solo quanto ci si è consumati nell’amore e che si può amare in qualsiasi stato e condizione di vita.

Già qui in questa terra noi viviamo la vita che non muore. La viviamo nei nostri sentimenti, nei nostri pensieri, nei nostri propositi, nel nostro impegno di volontà. Tutta l’attività del nostro governo interiore è un investimento per la vita eterna.
Dobbiamo pertanto apprezzare il valore di tutto ciò che il tempo ci propone, in quanto ci offre opportunità di investimento nel bene. Dal modo con cui noi amministriamo il nostro presente, dalle nostre scelte, dai nostri interventi, dai nostri giudizi, dalle nostre omissioni dipenderanno i meriti o i demeriti che segneranno la pagella dell’anima nostra.

Con la maturità e con la lenta progressiva penetrazione nell’abisso dell’amore divino, chi dimora in Dio mostra agli uomini quanto sia costruttivo il suo tempo consumato a vivere nel proprio cuore l’intelligenza di Dio. Questa disposizione conosce percorsi spirituali che non possiamo spiegarci, perché sono guidati da Dio, ma conosce anche percorsi umani che sono di gran sollievo a tutti e motivano anche i giorni del dolore. Il cuore di queste anime continua ad amare anche se stanno in dormiveglia.
Ama così dolcemente e altrettanto dolcemente viaggia per il mondo cullandosi dentro l’amore di Dio!

 

da "L'amore misericordioso"

Quando Dio abita in noi si mischia l’eterno col presente, ma al confronto non stride, si mischia l’entusiasmo con l’oblio ma non perde mordente, si mischia l’identità personale con l’essere universale  ma senza più il timore di perdersi. Quando Dio abita in noi è visibile agli altri e la nostra umanità prende nuova forma e nuova luce. Non si può passare da questa vita all’altra senza aver vissuto l’esperienza di essere uomini, e non si può essere pienamente uomini se non si fa esperienza di Dio.

Per venire ad abitare in noi Dio deve trovare accoglienza e non possiamo stabilire noi lo spazio da assegnargli. Non possiamo limitare Chi è illimitato , né confinare nei nostri schemi mentali chi confini non ha. Egli ci conosce più di quanto noi conosciamo noi stessi, sa il tempo del nostro crescere e il grado della nostra maturità. Ma ciò che più conta è che Egli sa quanto noi abbiamo un disperato bisogno di Lui.

Questi tempi ingrati vogliono mettere l’anima in scatola come una sardina. Vogliono impedirci di vedere il cielo e di conoscervi le assonanze con la nostra intimità.  Vogliono inscatolarci al ritmo del tapis roulant, cosicché la nostra esistenza scompaia come le cose in questo mondo. Ci costringono alla misura del tempo, rubando al nostro respiro vitale il desiderio di infinito. Ci sorridono con inganno, ammaliandoci in incantesimi temporeggiatori, cosicchè la vita passa, lasciandoci senza averla vissuta. Respingono come vuoti di senso gli interrogativi che da sempre inquietano il cuore dell’uomo e occupano con gli ingombri del transitorio il luogo della sua intimità destinato agli interessi eterni.

 

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