dal libro "Lettere ai laici"

La ragione è utile ai suoi scopi, ma non contiene il segreto dell’essere. Questo è riposto in un cuore che si alimenta  dei valori eterni, gli stessi da  cui proviene, gli stessi per cui esiste. E’ bene quindi meditare sul fatto che la radice  della sofferenza che rabbuia i nostri giorni  è insita nel nostro cuore. Lì nasce, lì si annida, lì si nutre. Allo stesso modo la gioia. Quindi spolvera il tuo cuore e ricorda che la superbia, che è il tarlo dell’anima nostra, il morbo che  ci priva della nostra libertà, attecchisce facilmente in un terreno scoperto di difese. Pertanto poni a sentinella del tuo cuore la volontà di mantenere il tuo sguardo fisso alle risorse infinite che promanano dall’eterno Bene.  Da qui riceverai la giusta direzione. Solo la divina sapienza potrà aprirti gli occhi sugli inganni della superbia. Essa a tradimento si annida alla radice dei nostri pensieri creando una subdola attrazione verso ogni tipo di vanità, ancor più quelle del nostro intelletto, gonfiandolo di vana gloria fino a togliergli ogni spazio vitale.

Se tu ti confronti a cuore aperto con chi rigidamente segue l’ovvietà matematica della sua mente, mai potrai trovare accoglienza perché il linguaggio del cuore è distante e inaccessibile alla mente umana. Allora patirai in te stesso una grande sofferenza. Quando infatti la mente getta i suoi freddi ragionamenti sul cuore, lo chiude in una tristezza inesorabile vietandogli la vita e ibernando tutti i sentimenti più belli che il cuore vorrebbe esercitare. E chi tanto si attacca alle sue ragioni, ancor più resta vittima di questo gelo interiore. Sicché vedrai da te stesso come l’uomo, per seguire il rendiconto che la mente gli suggerisce, si trova dalla stessa mente condannato. Ed è questa una condanna inesorabile, che non offre vie di uscita nel percorso in cui si è intrappolati.

Gli stati di prigionia interiore sono diversi e non sempre noti agli stessi prigionieri, ma la prigionia peggiore è quella che ci procuriamo nella nostra mente, catturando l’intelligenza nelle reti di pensieri senza sbocco vitale. Essi si aggrovigliano attorno a suggestioni o idee precostituite. Carceriere è la ragione che, quando è lontana dalla luce riflessa che da Dio promana, diventa ispida e tutto governa in base al solo calcolo matematico. Diventano torbidi allora i nostri sentimenti e l’anima pesante.  E se vogliamo illuderci di star bene coprendo a noi stessi il nostro malessere, ancor più esso ci inquieterà rendendo tale menzogna insopportabile.

 

dal libro “Il testamento dell’uomo”

Anche la ragione va assoggettata ad una moderazione e ad un controllo.
A sua volta infatti la ragione manda diversi impulsi alle reti della mente, dovuti al carattere ereditato, alle emozioni positive e negative, ai processi educativi, alle mentalità tramandate, alle diverse esperienze di vita, alle conoscenze acquisite con lo studio e a tanti altri fattori ancora. Tutto la mente raccoglie, elabora e collega nell’insieme delle proprie facoltà intellettive. Per questo gli impulsi che le giungono vanno controllati perché possono creare alle sue reti delle lacerazioni, provocando dei vuoti che impedirebbero alla mente di raccogliere in sé la globalità delle percezioni cognitive.
Come possiamo vedere, l’intervento di controllo degli impulsi va rivolto all’interno dell’uomo in più direzioni che comprendono e coinvolgono tutto il suo essere naturale con la memoria del vissuto e le impressioni sul futuro.


 La rete della mente va accuratamente preservata, affinché l’uomo non si ammali anche nello spirito. Ciò accade quando la mente, lacerata nelle sue reti, non riesce più a percepire i frutti salutari che solo il getto dello spirito può dare. La rete di cui parliamo è infatti la difesa del cervello astrale, che è identificabile come l’anima della volontà, il potere intelligente dell’uomo. Tale potere a sua volta va mantenuto nella sua attività in una continua volontaria soggezione al lume dello Spirito, da cui origina la sua stessa vita e prende forma la sua propria sostanza.

 

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